Fabi – Gazzè – Silvestri, un report cafone

Toccava andarci per diversi motivi.

  1. Hanno fatto un disco veramente bello, non perfetto, ma comunque tra i migliori italiani usciti ultimamente.
  2. Darei più di 10€ per sentirne uno, se tutti e tre mi costano 20€ è un affarone.
  3. Regalavano il biglietto se eri stato a Verona, in altre parole, volevano il casino ed io volevo vedere cosa ci facevano con questo casino.
Scusate se le foto fanno schifo ma il mio cellulare è orribile e soprattutto MI DA AL CAZZO PERDERE TEMPO A FARE FOTO MENTRE STO A UN CONCERTO

Scusate se le foto fanno schifo ma il mio cellulare è orribile e soprattutto MI DA AL CAZZO PERDERE TEMPO A FARE FOTO MENTRE STO A UN CONCERTO

Come sempre bisogna fare i complimenti alla gestione Rock in Roma di Capannelle che rende una serata con qualche migliaio di persone una catastrofe naturale, dove si va per divertirsi e si torna con la gioia euforica di non essere morti o dispersi.

Insomma, tra i nostalgici che piangono il compagno De Gregori a 50€ e i gli ultrà convinti che il futuro della musica è Cherubini che delira sul sabato, questi tre signori salgono sul palco e iniziano una dose di cazzeggio che sembra di stare ai concertini di liceo.

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Poi però iniziano a suonare e ti rendi conto che fanno 5 metri di cazzo e 18 kg di palle in tre, non c’è un modo raffinato per spiegare quanto ce l’hanno lungo. Praticamente fanno quel che vogliono, come vogliono. Suonano i loro classici, interpretandosi a vicenda, talvolta con livelli di pathos veramente significativi: Mentre dormi di Gazzè a chitarra e voce di Fabi, un pezzo teoricamente non solidissimo per un live è diventato il break perfetto.

Tengono il palco, tre showman, forse anche troppo, perchè a voler spaccare il capello in quattro, la battuta dopo ogni pezzo talvolta ha soffocato l’atmosfera e ha fatto perdere un po’ di spontaneità. E’ stato molto divertente ascoltare il botta e risposta de L’avversario con un Nic e Max versioni pugili. Trovate simili sono state spese forse eccessivamente, ma nel complesso il risultato è stato positivo.

Sarebbe tuttavia stato un concerto bello ma non eccezionale se non fosse stato per il fatto che raramente ho visto musicisti sul palco divertirsi così tanto. Ci sono stati diversi errori, molti di più di quelli che un concerto ben strutturato solitamente offre: ma non è importato nulla perchè quei tre stavano sempre a ridere e a divertirsi, ed è questo tipo di dinamica – oltre al suono impeccabile – che rende uno spettacolo “bello“.

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Sulla bontà dei pezzi non c’è tanto da discutere, giù presi singolarmente sono dei rari esempi di chi sa scrivere veramente musica, insieme non si ottiene semplicemente una somma ma c’è del valore aggiunto.

Il concerto forse è stato un po’ troppo lungo – più di due ore – e personalmente avrei accorciato il main della scaletta, tuttavia posso dire che è stato bello vedere come ci tenevano a fare “qualcosa di grosso nella loro data conclusiva. Molti brividi e molta carica, veramente un bello spettacolo.

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Una nota di merito va a Niccolò Fabi, che dei tre è quello che conoscevo di meno, ma per quanto ne sapevo era un tipo da luci soffuse, chitarra acustica, sgabello e voce. Forse è tutto meno che questo, Fabi è un matto totale, non si ferma un attimo e ha una voce pazzesca. Su un ending ha iniziato a strillare come fosse posseduto facendo impazzire la platea, colta di sorpresa.

Si possono solo battere le mani ad un supergruppo del genere, che è riuscito a concretizzare un progetto divertente ma profondo, semplice all’ascolto nella sua grande complessità compositiva. Anche se non sembra un futuro reale, speriamo di rivederli presto.

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Metrognomi – Chiave di volta

6,5

Good: energia e consapevolezza
Bad: un po’ pretenzioso

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Rock-pop italiano

Chiave di volta è un disco che poteva essere di più solo facendo qualcosa di meno. Ci sono idee ottime affrontate con una grande aggressività, ad esempio Citronella Pizzicata. Cambi di ritmo, riff elaborati ma mai tanto per… c’è sicuramente del buono. Continua a leggere

Margherita Vicario – Minimal Musical

5

Good: bella voce
Bad: la fissa per la metrica

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Pop cantautoriale

Bisogna ammettere onestamente che Margherita Vicario ci prova. Bisogna anche ammettere che per quanto mi sarebbe piaciuto, non ci riesce un granchè. È un peccato perchè ha veramente una voce gradevole e una buona tecnica, nonchè una discreta dose di energia. Continua a leggere

Hermosa – Big Hallucination

 6.5

God: tante idee
Bad: troppa roba

hermo

Pop – Rock

Il disco si presenta con molte tracce, cosa che mi mette sempre un po’ in allarme. Tuttavia l’inizio è brillante, ogni canzone è diversa e fresca, senza eccessive pretese di colpire e per questo colpisce il giusto. La produzione è semplice e concisa, lascia suonare dei buoni strumentisti e una discreta voce, che ha il pregio apprezzatissimo di azzeccare alla grande la maggior parte delle melodie. Continua a leggere