Milano droga lascia un po’ così. Un insieme di frasi, luci e confusione, un pezzo invernale che esce all’indomani della primavera. Tutto gira ed è orecchiabile tuttavia è il ristorante in cui vai ma non hai la rota di tornarci.

Milano droga lascia un po’ così. Un insieme di frasi, luci e confusione, un pezzo invernale che esce all’indomani della primavera. Tutto gira ed è orecchiabile tuttavia è il ristorante in cui vai ma non hai la rota di tornarci.

Fuori Corso è un distillato di insensatezza generazionale, che rende bene l’idea – più con i versi che con la musica – di quanto ci si senta inutili ad essere nati tra l”85 il ’95.

La canzone è gradevole, scivola come un telo tra le dita, lasciando una sensazione malinconica e in linea con questi tempi oscuri. L’inadeguatezza è il filo comune di questo pezzo che inizia più ispirato di come finisce. La prima strofa infatti ammalia e conquista. Il ritornello è più parsimonioso, quasi a non voler rispettare la promessa fatta nei primi secondi.
L’arrangiamento musicale ricorda alcune atmosfere di Contessa, senza mai però assumerne il carattere electro-pop e distanti dai riff e motivetti allegri. L’ambient rimane vittimista, autoflagellante, senza possibilità di assoluzione. Rimane comunque in ombra rispetto alla complessità delle parole. Forse qualcosa di strumentalmente più elaborato si poteva fare.
Le liriche sono avvolgenti, sofferenti, malinconiche. Un testo prezioso, con una linea melodica sobria al limite del minimalista. Nota di merito al verso “e mentre questa parte del mondo è in silenzio, l’altra fa festa”. Un pugno in faccia per l’inizio del lockdown. Un salvezza catartica per chi soffre di Sunday Blue.
Iniziamo da una vecchia conoscenza. La cantautrice e, non troppo velatamente, aspirante popstar Margherita Vicario ha fatto i soldi, come si direbbe a Roma. Featuring con Rancore, singoli tormentone, video di qualità eccelsa, produzione curatissima… ne è passato di tempo dalla ragazza acqua e sapone dei Cesaroni che recensivamo (male) nel suo Minimal Musical del 2014.

Partiamo dalle basi. La ragazza è figlia d’arte, studia arte e fa televisione e cinema, coltivando un’ambizione, in parte oscura, per la musica. Margherita sarebbe già famosa così, ma ama il suono più di quanto ami la tv e quindi, in un atto di purezza e di velleità, abbandona una carriera già lanciata davanti ad una cinepresa per iniziarne una più tortuosa davanti ad un microfono.
Continua a leggereLa nostra generazione vive l’infantile e decadente illusione che la propria vita e il proprio sè siano fiori speciali, unici e irripetibili. C’è chi si illude e si inventa esistenze che risultano sbiadite copie stirate fuori da film. C’è chi invece ne sa cantare con dolcezza le sfumature e si innamora del fenomeno e non del giudizio. svegliaginevra appartiene alla seconda classe.

Inauguriamo questa nuova sezione da molti richiesta. Ovvero accostiamo alle recensioni un po’ di ricerca e storia della musica, approfondendo temi e artisti che ci stanno (o no) a cuore.
Lo spirito è sempre quello. Criticismo, critica e criticità. Quando nasceva questo blog forse si poteva ancora tollerare il “tuttoapposterismo”. Ma adesso è veramente un atteggiamento che brucia ancora di più. Quindi la lente di ingrandimento si porrà sui nei e sugli scheletri nell’armadio, sulle cose che non vanno invece che su ciò che è motivo di orgoglio.

L’odio anche rimane immutato. La necessità di approfondire e magari dare cenni storici non è assolutamente per rimpiangere ma per contestualizzare. Era più facile fare musica “di alto livello” quando la musica era considerata un’arte “di alto livello” e non un hobby per chi ha il padre che può permettersi studi di registrazione domiciliare.
Come al solito non faremo accalappia view. Abbiamo il nostro zoccolo duro di persone incattivite, se trovate interessante approccio e tematiche benvenuti, se vi da fastidio c’è Rolling Stone a cui basta che citi Bob Dylan e sei da 10.
Con sprezzante odio rinnovato
OJL
6
Good: ogni singolo pezzo
Bad: troppo uguale a sè stesso

The Turtle è quasi un trattato di esistenzialismo, cantato bene, suonato con intensità. Immediato ma da riscoprire ad ogni riascolto. Un lavoro pensato e ragionato, cullato e voluto, sofferto dal cantautore italiano, che sceglie però l’inglese per raccontarsi. Scelta di mercato giusta ma che forse fa pendere il rapporto testa/cuore freddamente favore della prima, contrastando un po’ l’intento puro di mettersi a nudo.
Continua a leggereCi prova e in parte ci riesce. Pezzo ambizioso, un po’ testa e un po’ cuore. Comunque passa bene il macigno sul petto che l’artista napoletano vuole condividere: riflessivo e inquieto, per alcuni forse un po’ pesante.

Partiamo da una nota assolutamente pregiata: Elefante di Baia90 vuole essere tutto meno che scontato. La struttura è tortuosa, le strofe mai scontate e lo strumentale centrale spiazza ma non confonde. Il gusto del pezzo è tutto lì: meglio strano che regolare, meglio pesante che superficiale.
Continua a leggere6.5
Good: molto scorrevole
Bad: troppo uguale a sè stesso
Riceviamo e quindi recensiamo – anche se siamo al limite visto che è distribuito da Sony.

I Segreti hanno sicuramente il mestiere e sanno quello che stanno facendo. Qualcosa da Risolvere è un buon disco, suona bene in radio, in camera, nelle cuffie. Vicino a Postino e alla scena romana, senza enormi pretese di cambiare la musica moderna. E’ un figlio atteso del gruppo di Parma, decisamente carino, ma un po’ troppo stereotipato nelle metriche e negli arrangiamenti.
Continua a leggere4.5
Good: le basi
Bad: metriche scontate

Gli EP sono un format che adoriamo. Brevi e concentrati, pochi pezzi molto selezionati. Solitamente sono assibilabili alla crema del caffè. Non è questo il caso.
Continua a leggere7.5
Good: il vero concetto di collettivo musicale
Bad: poca amalgama

Il disco passa così tanto il messaggio che anche se nessuno di noi sa il francese, in qualche modo abbiamo capito forte e chiaro. Sembra di respirare l’ambiente di un centro sociale spagnolo, le spallate di chi balla, il sudore dell’estate. E’ tutto ciò che non è questo inverno in quarantena.
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